martedì 23 agosto 2011

UNA DOMENICA D'ESTATE 6....

C'erano una volta 6 ciclisti amatori che decidono di trovarsi davanti al monumento del loro paese per compiere un giro.... Se fosse una favola inizierebbe così, ma di favola sta storia ne ha ben poco. Il totogiro era partito già da giovedì sera, le proposte erano Revolto in mtb, Rovereto in bdc o altro lungo giro in bdc. Il tutto proposto da Luca S, pensavo che mancando Andrea B. il giro fosse stato più tollerabile; invece suo cugino è ancora più spietato. Scartati mtb e Rovereto restava il giro lungo, ma vista la calura qualcuno, io per primo, ha storto il naso. Qualcuno dal cilindro magico fatto a caschetto ha estratto San Giorgio. E San Giorgio è stato. Bel giro niente da dire, ma quanto abbiamo arrampicato? Ai nastri di partenza siamo in 6: IO, GIAN, MATTEO, LUCA S, LUCA B e Edoardo. Ore 7 l'aria è umida ma il caldo deve ancora arrivare, per arrivare in quota saliamo a Velo da Selva. Prima passiamo a Tregnago salendo dal costo di Cazzano. Qualcuno dice: Non tiriamoci il collo già dalla prima salita.- E' bastato che ci superasse un ciclista di un altra squadra far scattare la scintilla. Proprio colui che ha parlato si mette a ruota, vero Edoardo? Io l'ho lasciato andare come la maggior parte di noi. A Tregnago il gruppo è riunito e tutti assieme andiamo fino a Selva, inizia la salita e chiacchieriamo, il Gian è davanti e sale del suo ritmo, prende un distacco, ad un tratto nessuno parla più lìè sempre lù Edoardo, va a riprendere il Gian, io , Matteo e Luca S lo seguiamo, mentre Luca B si stacca. Passiamo il Gian e non fatico a stare a ruota, solo che ad un certo punto si mette Luca S a molinare, fatico ma sono li, ma aumenta ancora il ritmo è alto e io li saluto, aspetto il Gian e andiamo su alla pari. A Velo il gruppo si ricompatta, facciamo acqua e decidiamo di andare a Bosco prima di passare da San Giorgio. La strada sale sempre ma pensavo che fosse molto più dura, bello il tratto della Valdiporro, una salita dolce che ci permette di stare in gruppo. nessuno aumenta o si stacca. Da Bosco cambia la storia. Il cartello rosso che segna l'inizio della salita al Tomba, in qualcuno fa scattare la scintilla. L'andatura aumenta ma non è impossibile Luca B si stacca, la salita è lunga 10km, nessuno osa aumentare. A 5km dal gpm parte la bagarre, Matteo alza il ritmo non rispondo calo un dente e mi stacco, il Gian Edoardo e Luca S rispondono all'attacco, mi sono convinto che non sono un scalatore puro e così gioco in difesa. Non sono agile anzi, salgo di potenza con il34/ 19. Riprendo e stacco il Gian, gli altri li vedo, mi sento bene la gamba gira, sono convinto di riprenderli. Sono li a 100metri, calo un dente e li riprendo che ci vuole. A Branchetto abbasso la testa, i battiti salgono sono a manetta, convinto di essere sotto alla loro ruota; alzo gli occhi non ci sono più, qualcuno dei tre si è messo a menare come un fabbro e sono svaniti dalla mia vista impressionante. Tristo come un cane bastonato e anche spompo de fatica arrivo al gpm per fortuna a consolarmi c'è un paesaggio da favola che mi accompagna fino a San Giorgio. Me lo guardo tutto, ritrovo allo stop tutti e tre con la bocca piena de panini. Gnam GNAM. Dopo un pò arrivano il Gian e Luca. Sosta al market ci scoliamo 2 bottiglie di Cocacola da 2 litri ma ci andavano ancora strette. Discesa, qua è il mio momento di gloria, come al solito parto indietro. Gian, Matteo, Luca B e Luca S sono avanti Edoardo è più indietro. In discesa secondo me bisogna essere a vista di tutti per paura di imprevisti ogni tanto ci sta la sparata, ma è meglio non perdersi o lasciare da solo qualcuno. Infatti così abbiamo fatto tutti. Edoardo stava indietro e gli stavo vicino. A Conca dei Parpari sono davanti e la strada sale qualche centinaia di metri, Edoardo mi supera e li mi scatta anche a me la scintilla. Alla seconda rampa provo a superarlo per vedere se si comporta alla stessa maniera. Infatti appena la strada s'impenna mi passa a manetta. No bello, proprio no; questo saliscendi è pane per i miei denti. Su il 50/17 non lo mollo. Ad ogni rampa è una sfida lo passo in discesa lo aspetto che si riporti sotto e buum su di potenza. Bellissima la scena in cui lo anticipo all'inizio di una rampa, lo guardo, gli faccio la linguaccia, lui parte, ma non ce la fa, è a pari sgrano il 50/11 e lo passo. Roba da chi l'è ciapà con le bombe.
Fino a S. Mauro è così ad ogni rampa, poi in discesa mi lancio per riprendere gli altri, penso che mi resti a ruota, ma lui non c'è. Mi butto a uovo, tocco i 75orari e mi riporto sotto ai fuggitivi. Alla discesa dei Castellani di Tregnago ci aspettiamo e tranquillamente arriviamo in provinciale. Dopo aver passato Tregnago inizia un tratto in falsopiano, qui di nuovo Edoardo, detto il Scarponi de noaltri, cerca di portarsi in testa al gruppetto, per sferrare un'accelerata delle sue, ma a detta di qualcuno sembra che l'ammiraglia abbia ordinato a Matteo di bucare in modo da chietare l'animo bellicoso del corridore della valpolicella. Sosta per cambio ruota e via di nuovo verso casa, ancora un piccolo strappetto, quello di San Felice. L'animo bellicoso stavolta è il mio; mi porto tra le prime posizioni, mi affianco al solito Edoardo (era lui domenica il mio obbiettivo),gli lancio la sfida, intanto Luca S, è già partito, ma non lo considero perchè a mio parere era impossibile da prendere. Parto di padella, osservo dietro che nessuno mi segue, Edoardo non risponde, peccato, però mi rendo conto che sono sotto a Luca, sgrano il pignone fino al'11 e lo passo. Delirio, i bagnanti a San Felice mi salutano con le braccia alzate, si affacciano alle ringhiere mi lanciano i fiori, interviste di rito e via fino a casa. W LA FANTASIA.
115KM fatti domenica, tanta salita e tanto divertimento, tutto in più di 5 ore. Non ci vuole tanto per divertirsi o no?

Lunedì solito giro defaticante. Ho sempre sostenuto che un giro in bici non è un giro se non c'è salita. Beh mi sono ricreduto, ieri mi sono fatto un giro tenendomi ben lontano non solo dalle montagne ma anche dai cavalcavia. Belfiore, Ronco, Albaredo, Veronella, Arcole e casa. Piatto che più piatto non si può. Talmente piatto che quando sono tornato a casa si sono tappate le orecchie dall'altitudine del mio appartamento. Basta rampegar

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